Vincoli in Rete / Carta del Rischio


(Renzo Carlucci) #1

Intervengo per portare a conoscenza, per chi non lo sapesse, che negli anni dal 2002 al 2006 è stata effettuata una grande opera di georeferenziazione del patrimonio da parte dell’Istituto Centrale del Restauro (il nome è dell’epoca) e i risultati sono poco visibili al pubblico. La grande Banca Dati realizzata per la realizzazione del Progetto della Carta del Rischio del Patrimonio Culturale sono visibili sul sito www.cartadelrischio.it e sul sito http://vincoliinretegeo.beniculturali.it/vir/vir/vir.html
Si tratta di tutti i beni vincolati con decreto fino al 2004 (non sono al corrente di eventuali successivi aggiornamenti), di tutti i beni presenti nelle guide rosse del TCI e di altre migliaia di beni per i quali c’è anche una una scheda chiamata all’epoca di 2° livello con approfondimenti sulla accessibilità e stato di conservazione del bene. In totale all’epoca in cui ci lavorai io avevamo circa 150.000 beni georiferiti tra archeologici e architettonici.
Per questi beni una tabella del database collegava i vari codici identificativi con li codice ICCD.
Venne anche realizzata una funzione via web per consentire ai cittadini di segnalare eventuali errori nel posizionamento del bene (che venne effettuato con una serie di modalità, anche con rilievo gps, abbastanza complesse e di cui venne memorizzato il grado di attendibilità, la modalità e la precisione).
L’idea di continuare questo lavoro con un percorso partecipato sarebbe una iniziativa stupenda! Ma la cosa immediata da fare sarebbe quella di avere anche questa base di dati in Open Access.
(Renzo Carlucci)


OpenICCD: i primi dati aperti ci sono!
(P L Buttiglione ) #2

Infatti ho letto qui questa minacciosa indicazione :slight_smile:

Diritti sul database, diritti d’autore

www.cartadelrischio.it costituisce una banca di dati ai sensi dell’art. 1 L. 22 aprile 1941 n. 633, come modificata dal D. Lgsl. 6 maggio 1999 n. 169, protetta da detta normativa e successive integrazioni e modificazioni. Ne è vietata la riproduzione permanente totale o parziale, la traduzione, l’adattamento, ogni modifica o diversa disposizione, nonché qualsiasi forma di distribuzione al pubblico di copie, qualsiasi presentazione, dimostrazione o comunicazione in pubblico, salvo il normale uso concesso agli utenti registrati. I testi, le immagini, i filmati e le grafiche di questo sito sono proprietà esclusiva di ISCR e di terzi protetta dalle leggi internazionali sul diritto d’autore e sui diritti connessi, e ne è vietata qualsiasi appropriazione.


(Renzo Carlucci) #3

Si però va considerato che è una indicazione sul copyright del 2006 e che nessuno ha mai più rivisto o aggiornato.


(P L Buttiglione ) #4

Dovremmo consultare il mitico Simone Aliprandi per avere lumi! Comunque sì, però anche nel più recente Vincoli in Rete leggo © Copyright ISCR / Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro. Non sono così brava col diritto di autore e connessi tuttavia, anzi vorrei “capire meglio” insieme a chi altri legge eventualmente. Intanto è interessante capire quali e quanti dati sono accessibili in rete, poi per la licenza si può fare attività di advocacy perché venga cambiata :wink: anche per avviare percorsi più partecipati.


(Stefano Costa) #5

Le banche dati di VIR e CdR sono solo alcune tra quelle attualmente in uso nelle varie strutture del Ministero, in parte allineate tra loro e posso dire che purtroppo la qualità dei dati contenuti, in particolare per quanto riguarda la georeferenziazione, lascia talvolta a desiderare.

Comunque, la considerazione che mi preme maggiormente fare al riguardo è che a mio avviso non ha particolarmente senso chiedere di avere in open data (l’Open Access è un’altra cosa) questa banca dati, proprio alla luce delle considerazioni fatte riguardo ai dati OpenICCD: gli open data sono il prodotto di un processo e a mio parere questo processo al momento non è in atto, o meglio si trova ad uno stadio ancora embrionale di allineamento dei dati e di razionalizzazione delle risorse. Ognuna di queste banche dati fa capo ad una struttura diversa, e credo che tutti vi possiate rendere conto degli effetti della riforma del Ministero in questo ambito, oggetto di accorpamenti, smembramenti e cambi di direzione.

I dati sono comunque consultabili liberamente anche tramite WMS.


(P L Buttiglione ) #6

Concordo, e posso assicurare che il problema non è solo per il MiBACT. Ultimamente mi è capitato di svolgere verifiche incrociate su banche dati pubbliche di altro tipo, destinate ad uso più “tempestivo” rispetto ai dataset ICCD: disallineamento, dati incompleti, vari inadempimenti, aggiornamenti non regolari. Tuttavia se è vero che il processo del rilascio di dati aperti delle pubbliche amministrazioni muove i suoi primi passi è anche vero che se i dati non si iniziano ad usare è difficile esprimere un giudizio sulla loro usabilità e qualità ed eventualmente fare segnalazioni all’ente responsabile per un miglioramento.