Hackathon ArcheoFOSS


(Stefano Costa) #1

Da qualche tempo si parla di organizzare un evento più snello rispetto al workshop, che ormai è diventato un convegno strutturato. Parliamo qui di come e quando organizzare il primo hackathon di ArcheoFOSS, partendo dal punto della situazione che @augusto_palombini ha già prodotto.


(luca_bezzi) #2

Ciao a tutti,
riguardo a questo punto penso che qualsiasi evento (tipo hackathon) sarebbe un interessante spunto da aggiungere al workshop, ma credo che non convenga sostituire il workshop in sé con un evento alternativo, in quanto, dopo dieci anni di attività, ArcheoFOSS è ancora forse l’unico evento in Italia su archeologia e nuove tecnologie in generale (senza contare ovviamente gli argomenti legati all’universo FLOSS). All’estero ci sono molti eventi del genere (CAA nazionali ed internazionali, CHNT in Austria, ecc…), ma in Italia penso ci sia ancora il bisogno di qualcosa del genere.


(P L Buttiglione ) #3

Ciao a tutti!
Riprendo a partire da quanto scritto da A. Palombini.

  • un hackaton ospitato da un ente (comune, soprintendenza etc.), in cui una serie di specialisti dell’open lavorano per produrre dati da ‘liberare’ e rendere fruibili all’ente stesso, alla collettivita’, alle imprese. il tutto con un tam tam social che dia anche un ritorno di immagine all’ente in questione

Io credo che potrebbe essere un esperimento interessante anche come “risposta” della comunità FOSS archeologica a quell’articolo di Valenti che ha segnalato S. Costa in altro thread, mi riferisco in particolare a quando scrive di una “incapacità da parte di una buona parte dei cosiddetti archeoinformatici di inserirsi a pieno titolo nelle dinamiche più generali delle comunità scientifiche”.
Lì fa particolare riferimento alla ricerca storica, ma a me ha fatto venire in mente una particolare e diversa opportunità che potremmo cogliere.
Penso che abbiate sentito parlare della comunità italiana Spaghetti Open Data, di fatto una mailing list in cui si discutono vari temi e problemi del mondo open data, che si riunisce in un raduno annuale che in realtà è un hackathon e che è giunto alla sua quarta edizione. Quest’anno si svolgerà a Trento.
Gli output progettuali delle varie tracce dell’hackathon annuale sono assai diversi tra loro (qualche esempio: TwitAntonio, Confiscati Bene etc) e potete trovare maggiori informazioni qui: http://spaghettiopendata.org.
Magari potremmo provare a proporre anche noi una traccia da svolgere nell’hackathon di Trento. Questo avrebbe IMHO diversi vantaggi. Il primo logistico/organizzativo: saremmo sollevati di fatto dal dover pensare a location, cablatura, numero di tavoli necessari etc. (e sono certa tutti sappiate che queste inezie poi si rivelano in realtà assai rognose). Dovremmo solo pensare a quali dataset utilizzare o produrre ex novo e perché.
Potremmo prendere visione dei dataset relativi al patrimonio culturale già rilasciati dalle amministrazioni di quella regione, e di quelli “archeologici” in particolare. Vorrei suggerire di puntare in parte anche sul riuso perché a mio parere è ora un nodo cruciale quasi quanto quello del rilascio, o quanto meno ritengo che se non si consolida una prassi di riuso di conseguenza anche quella della produzione non potrà mai decollare. In Germania per esempio si sta organizzando da due anni un diverso tipo di hackathon, Coding Da Vinci, in cui partecipanti hanno tempo 10 settimane (tipicamente invece un hackathon dura un weekend) per lavorare su immagini, suoni, mappe, video e metadati resi disponibili dalle istituzioni culturali stesse per l’occasione.
Dunque in sintesi credo che partecipare a SOD forse permetterebbe ad ArcheoFOSS di inserirsi, riprendendo un pochino Valenti, nella “dinamica più generale” della comunità nazionale interessata ai dati aperti.
Mi piace anche molto quanto suggerito da A. Palombini rispetto ad un “ritorno di fama” per l’Ente che ha messo a disposizione (o aveva già messo a disposizione) i dataset. Questo potrebbe essere un ulteriore modo di stimolare ulteriore rilascio. Ci sono alcuni archeologi molto impegnati sul fronte comunicazione che potremmo magari coinvolgere, oltre a scrivere noi stessi sul blog associato a questa comunità e rilanciare tramite le altre comunità interessate ai dati aperti a vario titolo.

Non mi dilungo oltre perché preferisco attendere a questo punto i commenti e le repliche.
A presto!
PL


(Stefano Costa) #4

Luca, sono completamente d’accordo ed è importante specificarlo: questo tipo di eventi non va assolutamente a sostituire il workshop ArcheoFOSS.

Negli anni scorsi ci sono già stati incontri con questo spirito (penso a gNewArchaeology a Ferrara nel 2011 e Rchaeology a Trento nel 2010), e più di recente penso che lo Scriptorivm a Pompei abbia avuto una bellissima partecipazione e risonanza. L’idea è di organizzare altri incontri di questo genere: di breve durata, con un tema specifico, atmosfera informale, necessità organizzative ridotte al minimo indispensabile.


(Anna Maria Marras) #5

Sono d’accordo con Luca, l’hackaton potrebbe essere “un’attività” da aggiungere al workshop, a cui dedicare la seconda o la terza giornata, mi ricordo che Piergiovanna aveva organizzato una sorta di Mapping Party a Verona, oppure nelle 2 giornate del workshop si fanno la mattina le presentazioni e il pomeriggio l’hackaton.
Comuque fare di Archeofoss solo un hackaton, con tutto il mio amore per gli hackaton, sarebbe riduttivo. Poi sia per tempi costi e persone quanti potremmo far partecipare all’hackaton? La risposta alla critica di Valenti è più profonda, il problema non è solo " saper di codice" ma saper comunicare e più in generale fare comunità (qui chiudo se no vado fuori tema). La mia posizione è quella di: organizziamo un momento hackaton per il workshop Generale AFoss2016 con un determinato tema, e poi vediamo come sarà l’esperienza, quanto impegno richiederà, chi parteciperà e quali saranno le risposte dalla comunità. Poi come dice Stefano si può pensare invece a giornate organizzate in diversi momenti dell’anno ed in luoghi diversi che comunque si ricolleghino alla “comunità” Archeofoss, anzi che aiutino a costruire questa comunità.


(P L Buttiglione ) #6

Ma non credo nessuno avesse mai parlato di sostituire una cosa con l’altra comunque :slight_smile: o almeno io non avevo interpretato così il precedente carteggio che è stato girato.
@anna_maria_marras concordo in parte, dipende da quello che si decide di fare per una questione di tempi “tecnici”: già due giorni sono pochi per un hackathon. Per un mapping party invece una mezza giornata se ben organizzata potrebbe bastare.


(Stefano Costa) #7

Mi sembra che stiamo iniziando a mettere a fuoco due idee distinte, ovviamente entrambe valide:

  1. una hackathon DOC, sul modello di quelle già svolte (Scriptorivm su tutte) oppure anche sul modello Coding Da Vinci, che logisticamente richiede più impegno e in cambio può produrre risultati di grande impatto

  2. un incontro di una giornata, di minore impegno organizzativo, che può avere un tema molto specifico e che può essere

  3. autonomo (come quello organizzato a Trento da @francescokar alcuni anni fa)

  4. in coda/testa al workshop ArcheoFOSS

A me sembra importante, a priori, capire se siamo d’accordo sul fatto che tutti questi tipi di eventi sono validi, utili e possono essere organizzati con il nome ArcheoFOSS senza intaccare il ruolo e il valore del workshop.


(Francesco Carrer) #8

Ciao a tutti! Grazie del coinvolgimento! Vorrei approcciare la questione da un altro punto di vista. In quanto “emigrante” infatti, non riuscirei a prendere parte a piu’ di un evento connesso con ArcheoFOSS 2016, anche se mi piacerebbe molto! Non so se alcuni di voi potrebbero avere lo stesso problema. Sarei quindi a favore di un hackathon e/o incontro tematico correlato con il workshop principale.


(P L Buttiglione ) #9

Riprendo @steko
"una hackathon DOC, sul modello di quelle già svolte (Scriptorivm su tutte) oppure anche sul modello Coding Da Vinci, che logisticamente richiede più impegno e in cambio può produrre risultati di grande impatto"

Il motivo per cui credo sia utile proporre questa formula è per fare da pungolo come comunità di interesse specifico alle istituzioni culturali per il rilascio di dataset. Lo stesso motivo mi ha spinta a riportarvi l’esempio di Coding Da Vinci, che è una figata incredibile, solo che a mio parere ancora “il terreno non è pronto per questo raccolto”, diciamo così.
@francescokar giustamente spinge ad economizzare tempi e spostamenti facendo “tutto insieme”, hackathon e workshop. Credo sia ragionevolissimo, ed io propendo sempre per le soluzioni economiche. In via puramente ipotetica, è possibile quindi immaginare un evento che abbia una durata di tre giorni, in cui al workshop principale di una giornata segua questa hackathon? Sempre in via puramente ipotetica, nel momento in cui si decide la sede, possiamo poi come comunità di interesse chiedere alle istituzioni culturali o a chiunque detenga in qualità di PA dataset di nostro interesse di rilasciarli affinché in quell’occasione si possano riutilizzare in qualche modo? Fosse solo per “ripulirli” ed inserirli in un repository disponibile a tutti? Questo è in piccolo il processo innescato da Coding Da Vinci. Lì lo fanno su scala nazionale, noi potremmo farlo con le istituzioni del territorio in cui ArcheoFOSS sarà ospitata.
Ho trovato di grande ispirazione questa lettura sul MOMA. Con le dovute differenze, perché trattasi di arte contemporanea, però vi invito a fare attenzione all’enfasi posta sul riuso di quei dataset su stimolo dell’Office for Creative Research. Non a caso nella frase di chiusura è scritto anche:

We’re really excited to see what you make of — and with — MoMA’s collection data


(Anna Maria Marras) #10

Io per il 2016 invece punterei ad un approccio più “soft”, ovvero quello che @steko mette come punto due,
" in coda/testa al workshop ArcheoFOSS".
Spiego la mia preferenza in questo senso, a prescindere dalla logistica, che ovviamente non è un aspetto da poco per costi e tempi come ben sottolinea @francescokar, mi piacerebbe favorire la presenza dei liberi professionisti e degli “archeologi da campo” per cui tre giorni pieni sarebbero magari difficili da ritagliare e poi magari potrebbero “spaventare”. Poi comunque è una formula nuova che si sta proponendo di introdurre in Archeofoss e farla rientrare nel prossimo workshop serve anche per rodaggio. Per cui la bella ipotesi che fa @PaolaLilianaB io la terrei per il 2017, nulla vieta ovviamente di contaminare con hackathon diffusi. Ribadisco anche qui il mio invito a creare un momento di incontro virtuale (hangout) e/o reale entro il 2016 per confrontarci.


(Francesco Carrer) #11

Condivido quanto scritto da @anna_maria_marras, anche se non sono sicuro quanto 3 giorni pieni di ArcheoFOSS siano controproducenti per la partecipazione o invece non favoriscano una maggiore interazione tra i partecipanti. Bisognerebbe valutare pro e contro. Condivido soprattutto la riflessione di Anna per quanto riguarda la necessita’ di confrontarci direttamente e “contarci”. Ciao!


(P L Buttiglione ) #12

Allora perché non ci accordiamo per chi può ed è in suolo patrio per un incontro de visu, e contemporaneamente a questo incontro chi è impossibilitato a spostarsi per varie ragioni (espatrio o impegni o altro) prova a connettersi in remoto? Vedo un po’ difficile dal punto di vista tecnico un mega-hangout o mega-skyppata, non so di preciso quanti siano gli interessati ma dubito fortemente meno di dieci. Quindi se enne persone riuscissero a riunirsi di persona, possiamo diminuire il numero di connessi in remoto nel corso della discussione.


(luca_bezzi) #13

Ciao Franceso,
come sai non sono emigrante e per me Trento è a due passi, ma anche io (come pure molti del nostro gruppo - Arc-Team n.d.r) avremmo problemi a partecipare a troppi eventi distinti. Preferirei anche io concentrare il tutto.


(Stefano Costa) #15

Punto della situazione: abbiamo detto la nostra in 5, di cui:

  • 3 sono molto favorevoli ad un evento in testa/coda al workshop 2016
  • 2 sono più possibilisti verso altre modalità

A questo punto, piuttosto che continuare discutere tra noi, aspettiamo che anche altri dicano la loro, in modo da prendere una decisione ampiamente condivisa.


(Luca Mandolesi) #16

Diciamo che con gli UNA_QUANTUM day facciamo già una cosa simile. Organizziamo presso enti una o due giornate in cui si sviluppa codice, si fanno dei corsi lampo e si crea una jam session, in cui chiunque arriva ha 10 minuti per una conferenza. [0]

Quindi diciamo che a noi come associazione interessa il discorso.
La autoghettizazzione (passatemi il termine) di ArcheoFOSS a Siena secondo me ha pagato poco.

Noi cerchiamo di dare spazio a interventi di tutti i tipi, indipendentemente da soluzioni FOSS, per capire poi se esista l’alternativa FOSS o come realizzarla.

Ci sono un sacco di ragazzi che con soluzioni proprietarie creano bellissimi workflow ma “noi” (mi ci metto pure io) del FOSS li teniamo da parte.

Aggiungo una nota da Archeologo imprenditore e da vicepresidente di Archeoimprese (Francesco Carrera sa!): quanto dice Valenti è sacrosanto, però esiste anche il contrario. A cosa servono procedure informatiche perfettamente codificate e in linea con la ricerca scientifica che non producono “reddito”?

Non credo che debba spiegare che l’Università deve essere la testa di ponte di procedure che poi servono per migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti sul campo.

Se vogliamo che il movimento ArcheoFOSS funzioni è necessario renderlo accattivante per le aziende che possono investire. Quest’anno ho dovuto pagare di tasca mia l’archeoFOSS perchè i temi sono considerati non interessanti dai miei soci che a fine anno “fanno i conti della serva”.

Scusate la brutalità dei concetti, ma spero che siano per voi ovvi e scontati. Gli eventi hackathon o come li volete chiamare, creati da noi dell’una_quantum sono stati mirati a creare nuove procedure da usare sul campo e da dare agli archeologi per fare la loro professione.

Quindi suggerisco una forte componente pratica e commerciale per rendere più appetibile il movimento e fare del proselitismo più valido (siamo sempre i soliti all’archeoFOSS…diciamocelo con affetto, e pochi capiscono di cosa parliamo)

Faccio due esempi grezzi grezzi:

  1. e’ fondamentale avere le liste dei WMS o dei dataset delle cartografie di base per posizionare gli scavi archeologici.
  2. sarebbe bello decidere col ministero di liberare un dataset di punti fiduciali su cui fare tutti riferimento per le quote di scavo.

Avere ANCHE (non solo, è chiaro?) questo tipo di dati attirerebbe le ditte, che a cascata chiederebbero agli archeologi questa formazione, oppure li formerebbero in questo senso; quindi per me che sono ditta, pagare a qualcuno l’archeoFOSS sarebbe solo utile per migliorare la mia ditta, le mie competenze e quindi i miei introiti.

Questo è ciò che già avviene con la GFOSS, dove le discussione sono molto mirate a questioni tecniche per il lavoro quotidiano, più che su questioni scientifiche.

Grazie per l’ascolto!
Luca

[0] https://docs.google.com/document/d/1miLQWRJqu1wygBt2WifcS5gW8lYDIrqZOSPev2oLFV8/edit


(Saverio G.) #17

Ho letto tutti i contributi, purtroppo un po’ di fretta perché l’ultimo periodo è stato così intenso da non avermi dato il tempo di seguire questa interessante discussione. Credo che negli ultimi anni ArcheoFOSS abbia pagato lo scotto di una certa autoreferenzialità, fino ad arrivare alla situazione estrema di Siena di cui si è anche accennato. Un nuovo modello è dunque necessario, ma senza stravolgere quello che - come giustamente è stato detto - è anche l’unica iniziativa italiana open di archeologia e discussione su metodologie di ricerca e, soprattutto, di sperimentazione. Il lato pratico, con anche le sacrosante ricadute economiche di cui si parlava, non deve essere dimenticato, ma non deve diventare l’unico fine.

Un’apertura è necessaria, ma non penso in senso commerciale, anche se non lo escludo categoricamente: fondamentalmente al momento non mi sembra la priorità, né lo scopo dei processi FOSS. Lo scopo di noi archeologi non è programmare una soluzione al servizio di un’esigenza di una ditta, né presentarci come programmatori in primis, ma piegare le modalità della programmazione e della tecnologia alle finalità della nostra mission. A questa considerazione, va aggiunto il carattere di ‘apertura’: la restituzione alla collettività o la necessità di creare relazioni tra ricercatori e professionisti del settore deve essere il fine dell’intera operazione.

L’hackathon/editathon è la soluzione che può coniugare l’aspetto di riflessione (analisi del problema, finalizzata a) a quello pratico (soluzione), con il valore aggiunto di avere un obiettivo comune e comunemente lavorare per esso: valore altamente simbolico, nel mondo dell’archeologia che ben sappiamo essere altrimenti. Farlo in sinergia con altre realtà porterebbe ad un aumento dell’audience in senso relazionale, quindi cercherei di iniziare a spingere in senso collaborativo ArcheoFOSS, pensando wiki-foss in direzione e con finalità archeologiche, naturaliter.

Detto questo, 3 giorni sarebbero tecnicamente il minimo: ottima l’idea di concentrare l’evento (magari un venerdì-sabato-domenica, così da ovviare a problemi di lavoro e di spostamento in due fasi), che mi trova concorde, ma possono essere pensate anche altre soluzioni. Se la modalità 1 giorno teoria + 2 gg pratica risulta troppo lunga (anche se 2 gg di hack-editathon mi sembrerebbero il minimo per ottenere risultati), si può anche spezzare l’evento in due momenti contemporanei a distanza. Richiede più organizzazione, ma nulla che non sia possibile fare: individuato nel 1 giorno una problematica, o precedentemente concordato un tema di cui si può anche discutere nel 1 giorno, il 2 vedrebbe in azione due o più gruppi collegati via internet (radunatisi in due punti precisi: aula universitaria, bar, coworking, casa di uno dei partecipanti, Luna) concentrati su due o più aspetti, come con Scriptorium. Requisito fondamentale: spazio con banda larga. Qui alla Sapienza possiamo mettere a disposizione tranquillamente degli spazi.

Requisito indispensabile: organizzazione possibilmente non “alla Filini” e, soprattutto, piano di comunicazione strategico, senza quest’ultimo l’intera operazione rischia di non avere la massa critica necessaria per funzionare.

Questi i miei 2 cents. Perdonate eventuali analessi, errori o salti logici, sto scrivendo da cellulare dal treno :slight_smile:


(Saverio G.) #18

Addendum: come luogo vogliamo fare Roma, come attività qualcosa legato a Ostia? :wink:


(Luca Mandolesi) #19

Perdonami saverio, ma gli archeologi ‘sono una ditta’ quando non sono più in università. O sei un professionista come singolo oppure con altri il FOSS ti deve servire per migliorare il tuo lavoro col fine di campare. Se invece sei un dipendente, devi poter avere le procedure che ti fanno scegliere per un lavoro. E poi a me hanno insegnato che l’archeologo sa programmare almeno una parte delle proprie soluzioni. Possiamo farlo, non perdiamo l’occasione per timori. La parte teorica c’è…aggiungiamo del pratico! :slight_smile:


(Saverio G.) #20

Nessun timore, solo una riflessione sul ruolo di ArcheoFOSS. Difatti non parlavo di un’esclusione categorica, dal momento che anche io, quando non sono all’interno dell’università, ho una ditta archeologica da mantenere, quindi mi trovi d’accordo con quello che dici. Ma ArcheoFOSS ritengo debba prescindere da logiche di mercato: un hackathon ad esso connesso, ad esempio, produrrà dei risultati partendo da un problema che la comunità degli archeologi individua, o da una mancanza nel settore degli studi (se vogliamo considerare l’ipotesi Ostia). Tali risultati hanno un reale mercato? Se sì, chi dovrebbe ‘commercializzarli’? Differente è il caso se una o più ditte hanno problemi e vogliono - magari pagando - una soluzione, ma in quel caso si dovrà agire differentemente; oppure, se cercano una figura ibrida come ormai la maggior parte di noi è, credo che stia al singolo (o raggruppamento di più persone) presentarsi come ‘solution team’, magari formatosi proprio in uno dei momenti di incontri operativi di cui si vuol contornare ArcheoFOSS.


(Luca Mandolesi) #21

Ok, stiamo dicendo la stessa cosa, ora capisco. Io intendo per esempio che vi sono problemi molto basic che afferiscono all’archeologia di emergenza che se sviscerati nei loro workflow possono attirate nuovi adepti di archeofoss. Se io come ditta vedo che ad archeofoss si risolve il problema elenchi us online, sono più spinto ad andarci, piuttosto che seguire temi più affini con l’accademia, che ripeto, non dovranno mai mancare. Commerciale in quel senso, non di vendita procedure o di investimenti. Von archeoimprese vorrei organizzare una ‘fiera’ dei prodotti che uno offre e quello sarebbe un’ contesto giusto, non archeofoss. Detto questo… noi di una quantum vorremmo organizzare a gaeta, sarebbe bello se mettessimo le date vicine!!!